presentazione delle Parrocchia - ArchiCEP

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Parrocchia
ricordo della 1° chiesa

Scheda della parrocchia



La parrocchia di Santo Stefano di Nicea ad Archi Cep è stata istituita il 1 gennaio 1971 in coincidenza con la realizzazione del villaggio di edilizia popolare che ha fatto approdare poco più di 3.500 abitanti.

E’ stato il primo parroco, don Giovanni Laganà, a voler dare il nome di Santo Stefano da Nicea, discepolo di San Paolo e primo vescovo di Reggio che subì il martirio proprio nella nostra città.
L’attuale chiesa è stata inaugurata il 10 settembre 1983.

Il primo successore di don Laganà è stato padre Maurizio Del Prato, monfortano. Sono seguiti padre Angelo Epis, padre Giorgio Monzani e padre Domenico Seminara. Dal 1 ottobre 2014 è parroco padre Aldo Bolis con padre Piero Lonni. Dopo don Laganà tutti i parroci sono stati monfortani.

Il braccio operativo della comunità per quanto riguarda le attività sociali sono il Centro d’ascolto e la Caritas che assistono, a livello di forniture alimentari, una settantina di famiglie.
L’asse portante è rappresentato dalla Legio Mariae, che opera da oltre 40 a tutto campo nel sociale.
La catechesi di iniziazione cristiana è rivolta ai bambini e ragazzi dalla 1° elementare in avanti e si prolunga fino ai primi anni delle superiori.
Da alcuni anni è operativo anche l’oratorio parrocchiale intitolato a Giovanni Paolo II.

Articolo preso dalla Gazzetta del Sud di 7/12/2013


Archi Cep, la Chiesa resta l’unico baluardo

La parrocchia di Santo Stefano di Nicea cammina di pari passo con Archi Cep. La comunità è nata il primo gennaio del 1971 con la costruzione di questo vasto complesso di edilizia popolare che ha favorito nel quartiere il trasferimento di intere famiglie, comprese quelle degli africesi che, dopo le alluvioni del 1951 e del ‘53, erano state ospitate nel campo profughi del rione Modena. «Praticamente — spiega l’ex-parroco, padre Domenico Seminara, monfortano — il Cep è quartiere nuovo, dove si sono ritrovate famiglie provenienti da ogni parte della città. Quindi il problema socialmente più serio è stato quello di favorire l’integrazione tra persone trapiantate in una nuova realtà abitativa. Nonostante siano passati oltre 40 anni questo processo continua. Si lavora per consolidare un’identità di quartiere».

Il ricordo va al primo parroco, don Giovanni Laganà che padre Domenico definisce come «vero missionario». Sono stati anni di autentico pionerismo: «Quando è stata istituita la parrocchia non c’era neanche la chiesa: don Laganà ha cominciato a celebrare messa in uno scantinato e poi all’asilo dell’Anfe. L’attuale chiesa, che è dotata anche di alcuni saloni e di un campetto per i ragazzi, è stata inaugurata nel 1983».
Sino all’anno scorso l’interno del tempio era rustico. Padre Domenico, parroco dal 23 ottobre del 2011 al 15 agosto 2014, ha provveduto a rifinirlo.

Santo Stefano da Nicea è stato il primo vescovo di Reggio. In omaggio a questo Santo, che è stato discepolo di San Paolo, è stato dato il nome alla parrocchia. Architettonicamente all’esterno rappresenta le vele per ricordare la barca di San Paolo.

Questa chiesa resta un punto di riferimento: “galleggia” nel deserto delle istituzioni. Sottolinea padre Domenico: «Siamo in trincea, ripartiamo dai ragazzi, come ha rilevato don Pietro Sergi, parroco di S. Giovanni Battista. Stiamo mettendo in piedi, anche assieme a padre Roberto Lodetti, parroco di Archi Carmine, il progetto annunciato da don Sergi per realizzare un percorso di carità per i poveri e di solidarietà per coinvolgere i ragazzi. La mia parrocchia spesso è in sinergia con le suore francescane alcantarine».
Padre Domenico è stato parroco di Archi San Giovanni quasi per due lustri. «Mi sto ambientando, pur se il quartiere è lo stesso, le realtà sono diverse. Gli abitanti di San Giovanni sono radicati nel territorio, quelli del Cep assolutamente no. Vivono in ambienti collegati, ma non si sono ancora integrati tra di loro”.

La parrocchia promuove percorsi spirituali e sociali. «L’anima della nostra comunità è la “Legio Mariae” che da oltre 40 anni si prodiga per dare risposte umanitarie ai più bisognosi, agli anziani, ai ragazzi in difficoltà. Si tratta di un gruppo di volontari che operano in chiesa e nel territorio. L’altro braccio operativo è costituito dalla Caritas che assiste una settantina di famiglie e si impegna a risolvere tanti problemi di carattere sociale».
La comunità parrocchiale è composta da circa 3500 abitanti. In quello che viene definito un quartiere-dormitorio, la Chiesa semina speranza. I problemi che non possono essere risolti dal Centro d’ascolto e dalla Caritas, passano da padre Domenico il quale non specifica nulla sui suoi interventi (che ci sono). Si limita ad osservare: «Se ci sono persone che bussano alla porta della chiesa per chiedere aiuto è un buon segno: tutto ciò mette in discussione la comunità cristiana che deve avere uno sguardo attento e un cuore aperto».
Ci sono casi gravi che riguardano extracomunitari, ammalati, anziani. La parrocchia di Santo Stefano guarda anche alla terza età. «Il martedì pomeriggio di ogni settimana gli anziani si radunano nel salone, una parte dell’incontro è dedicata alla preghiera e una alle attività ricreative».

Naturalmente l’impegno maggiore è rivolto ai ragazzi e alle nuove famiglie. “C’è un percorso comune — sottolinea — con don Sergi e padre Lodetti per ricostruire il tessuto sociale del quartiere, operando proprio sugli adolescenti. Lo sport rappresenta un’attrazione: la nostra squadra di calcetto partecipa ai campionati del CSI con buoni risultati, ma il traguardo più significativo è la conquista della “Coppa disciplina” che ci riempie di orgoglio».
Un altro obiettivo è legare sempre più i rapporti tra figli e genitori. La catechesi per la preparazione alla prima comunione e alla cresima serve anche a questo. Sottolinea padre Domenico: «La cosa più bella? Sono tante le mamme che accompagnano i loro figlioli si fermano per assistere alle lezioni di catechismo. Molti genitori si avvicinano così alla parrocchia in questa occasione e ci rimangono».

Ad animare le attività liturgiche, oltre ai ministranti che sono una ventina, il coro parrocchiale “Gaudete”, accompagnato da due donne, Speranza e Glenda e da Massimo. Padre Seminara presta molta attenzione ai ragazzi. Viene aiutato da padre Adriano Delle Pezze, pure lui monfortano, che svolge le mansioni di vice parroco. L’oratorio è un punto di incontro per pregare e divertirsi. “La sfida è chiara — conclude padre Domenico — sottrarli alla strada».


Tonio Llcordarl


visita di Madre Teresa al CEP
il rustico della canonica
 
 
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